Probabilmente il “decimillesimo” articolo che starete leggendo sul Vinitaly 2019. Probabilmente si. Sicuramente il primo de “I Vinocratici”. E allora senza prolungarci più di tanto su organizzazione, gestione, numero di visitatori, “condizioni di vivibilità”   nei padiglioni ecc …… passiamo ai fatti. Nessuna “carrettata” di vini, solo quelli che hanno passato il vaglio de I Vinocratici. Partiamo dal sud e percorriamo l’Italia sempre con un calice al naso.


    Sicilia


    Santa Maria La Nave

    Millesulmare 2015

    Sicilia DOC Etna Bianco – Sicilia- Etna – Contrada Nave

    Grecanico Dorato e una piccola percentuale di autoctoni

     

    Millesulmare 2015

    1100 sono i metri che separano la vite dal mare, su un terreno dove le colate laviche hanno lasciato quasi una stigmate nel terreno, un terreno che profuma di minerale anche solo a guardarlo.

    Strano a dirsi, ma qui non “cresce” solo uva, la fertilità è tanto ricca che tra i filari si incontrano alberi da frutta, erba spontanea, fiori gialli e allungando gli occhi una fitta vegetazione boschiva.

    Allora armiamoci di un cappotto se vogliamo ammirare queste vigne di notte,  vigne che sopportano ogni tramonto d’ estate anche al di sotto di un grado.

    Armiamoci di un capello di paglia, invece, se vogliamo ammirarle  queste vigne di giorno, vigne  che sopportano ogni alba d’estate di cocenti e ardenti raggi.

    Consapevoli che poi al calice troveremo quanto noi abbiamo trovato, perché questo è il “marchio” dell’Etna, quella complessità e intensità olfattiva che da sola ti porta dalle pendici sino all’ anfratto più profondo di quel cratere che non smette mai di respirare.

    Naso fine ed elegante, dove la pietra lavica esplode nelle narici.

    Sei lì che cammini e coi piedi (anzi no con le narici) cerchi di spostarla per arrivare fino in cima, e nel mentre del tuo cammino, raccogli un arancio, e poi un limone, un cedro, frutti asciugati al sole, disidratati, …   idrocarburi a go-go.  Alzi gli occhi dal calice e …… no è solo lo stand 14/A del Padiglione 2 di Santa Maria La Nave.

    Fine del viaggio? No, abbiamo ancora l’assaggio …

    A dispetto delle previsioni che minacciavano fulmini e tempeste, fa caldo qui al Vinitaly e questo calice regala freschezza, soddisfa il palato, pizzica la lingua, e saliva e saliva ancora una bocca che pare non saziarsi mai di note salmastre e acidule rette in una struttura alquanto robusta in una linea di perfetto equilibrio.

    In estate i voli Milano – Catania non costano poco, meglio organizzarsi in anticipo, ma se non riuscite allora un viaggio di andata e ritorno  ve lo offre Santa Maria La Nave e il suo Millesulmare.


     

    Santa Maria La Nave

    Calmarossa 2015

    Sicilia DOC Etna Rosso – Sicilia – Etna – Contrada Nave

    Nerello Mascalese – Nerello Cappuccio

     

    Calmarossa 2015

    Scusateci, non è un inno a questa azienda, ma vi assicuriamo, non ne sbaglia un colpo! Ecco perché ci sentiamo di consigliarvi anche il loro rosso.

    Calmarossa.

    Se dovessimo giocare su questo nome per la descrizione, potremo dire che tutto fa questo vino fuorché calmare: è brio olfattivo puro, è energia viscerale al palato.

    Il drappo rosso va al Nerello Mascalese, tipica varietà autoctona  dell’Etna, che, vestito nell’etichetta di questa azienda, non perde assolutamente i suoi tratti tradizionale, ma assume quel quid in più che ci porta a ricordarlo più degli altri suoi compagni di stand. La percentuale di Cappuccio è invece esigua.

    Siamo nel versante Sud-Est dell’Etna, a circa 800 metri sul livello del mare, impianti ad alberello su terreni di sabbia nera e ceneri vulcaniche. Qui la siccità è così forte che la profondità delle radici è impressionante visto che in qualche modo queste piante dovranno pur “bere” e così scavano, scavano e ancora scavano tra quelle sabbie alla ricerca dell’acqua nascosta.

    Mi astengo da una descrizione visiva,  le luci degli stand falsano ogni cromia, ma il naso è il suo, è il nerello, è il nerello che risente delle forti escursioni termiche e allora ecco che prima ancora di andare alla ricerca dei varietali, l’ “olfattore” carpirà l’immediata eleganza e finezza,  un cesto ricco di petali di rose e viole, proprio come quelli preparati dalle sicule in occasione della festa del Santo Patrono, quando passando la statua del “Santo in questione”, dai balconi delle case, volano petali in aria a posarsi sulle vesti del Santo, e il corteo alle sue spalle, fatto di donne che tengono a una mano il rosario e dall’altro il picciriddo scalipitante che nel mentre mangia cerase e lamponi. Emergono poi i terziari, frutto dell’affinamento in legno, una dolce cannella, una leggera pepatura, note di liquirizia e cacao.

    In bocca è la sua stessa terra che parla, anzi che si fa masticare, si masticare, vista la struttura di corpo.

    Un’acidità preponderante ( e considerate che viene già smorzata con una fermentazione malolattica) e un tannino che si fa sentire, ma per nulla “aggrappante”, che, anzi, fila via come seta.

    Secco e caldo e la nota glicemica lo rende alquanto morbido.

    100% Etna puro.

     

    Società Agricola Santa Maria La Nave di Sonia Spadaro

    Via Sebastiano Catania, 137 – 95123 Catania

    www.santamarialanave.com


    Campania


    Casa Di Baal

    Tocco di  Baal

     IGT Colli di Salerno – Campania – Salerno

    100% Aglianico

     

    Tocco di Baal 2018

     

    Una delicata spuma rosa che dal basso risale lungo le pareti del mio calice. Il colore è davvero molto bello, scarico, di un rosa tenue che richiama la femminilità. Non particolarmente limpido, ma questo è il meraviglioso effetto dei rifermentati in bottiglia (oltre al fatto che qui non avviene nessuna filtrazione né sboccatura).

    Al naso frutti rossi non polposi, ma appena maturi di ciliegia, di fragole e poi la rosa canina che conferma la delicatezza visiva e che la ritrovo al naso.

    Poi una parte dell’odore di quella terra che richiama a qualcosa di secco, pare la polvere del gesso che cade dalla lavagna. Un naso fine ed elegante per la sua tipologia.

    Quegli stessi frutti ricadono poi al palato, a dar continuità tra i due esami e vengono sferzati da una piacevolissima acidità, che dona freschezza al palato, e soddisfa incredibilmente la beva.

    Oh si! Ci è piaciuto molto

    Casa di Baal

    via Tiziano, 1484096 Macchia di Montecorvino Rovella (Sa)

    www.casadibaal.it


     

    Antico Castello

    Fiano di Avellino

    San Mango sul Calore

    100% Fiano

    Orfeo, Fiano di Avellino

    Dobbiamo essere sinceri, in Campania siamo fortunati ad avere un patrimonio enologico vasto. In una terra dove il riferimento spesso viene fatto alla bacca scura, amo essere sempre alla ricerca del bianco da “fuoriclasse”.

    A San Mango sul Calore, Francesco Romano vive godendo di un fantastico terroir argilloso – calcareo, dove i grappoli del suo fiano espongono a sud-est in località Castel Poppano.

    La raccolta avviene manualmente ed il contatto è di poche ore tra bucce e mosto, la fermentazione avviene in acciaio e dopo un contatto con le fecce fini di circa sei mesi il vino prosegue il suo affinamento in bottiglia.

    Permettetemi di dirlo, questo non è il solito fiano!

    Dal naso al palato è un continuo sorprendere colui che poggia le narici.

    Ho chiuso gli occhi, il vociare del Vinitaly era svanito. Mi sono sentito a Covent Garden,è stato come essere in un salotto dell’ottocento a bere tè alle 17. Camomilla, spezie orientali, note di nocciola, cannella, pepe, sentori fumè, menta ed erba appena strappata al terreno umido. E poi il sale, un incontro sublime tra sapidità e potenza, corpo ed eleganza, struttura e freschezza.

    Bravo Francesco, sei un orgoglio tutto Irpino!

     

    Società Agricola Antico Castello

    C.da Poppano, 11 Bis – 83050 S. Mango sul Calore (Av)

    www.anticocastello.com

     


    Toscana


     

    Federico Staderini

    Cuna 2016

    Rosso Toscana IGT – Toscana – Civettaia di Pratovecchio (Arezzo)

    100% Pinot nero

     

    Cuna 2016

     

    Qui interviene una notevole componente “fascinosa”.

    Ammaliata da Federico Staderini, dall’eleganza delle sue parole, voce fiorentina dolce e amabile che spiegava con ineguagliabile sapienza … che spiegava, mentre parlava di vino, l’essenza della vita.

    Nel Casentino un pinot nero che rispecchia le parole udite. Pare lo specchio di Federico questo calice

    A 500 m s.l.m. un pinot noir? Ma dico siamo pazzi? No! La lucidità mentale di quest’uomo supera ben altro gli stereotipici enologici.

    Qui pare di essere in Borgogna, ma meglio ancora, invece siamo in una splendida vallata nel Casentino

    E’ il pinot che si veste nella sua veste più sinuosa, ruota al calice in un avvicendarsi di veli rossi che si intrecciano, a formare la stola di seta di una incantevole donna parigina, seduta al suo solito bistrot, sorseggiando un calice che porta in sè una ampolla di incenso, un cesto di piccoli e succosi frutti di ribes e fragole, un fascio di rosmarino, e nel mentre si  nasconde una piccola stecca di vaniglia.


     

    Federico Staderini

    Sempremai

    Rosso Toscana IGT – Toscana – Civettaia di Pratovecchio (Arezzo)

    100% Arbostine

    Sempremai 2011

     

    Ne abbiamo un altro di Federico, questa è una chicca.

    Sempremai.

    Ossimoro diretto e esplicativo di chi ama e sa amare l’amore per la vita.

    Se la patria è Firenze, se il suo Principe Lorenzo era il  prosecutore di carpe diem, e se allora “chi vuol esser lieto sia, del doman non c’e certezza”, Sempremai è il manifesto enologico della ideologia appena richiamata.

    Se ai lati delle colline troviamo “terreno fertile” per il pinot, alle pendici ,che godono di maggiore esposizione al sole, vive l’Abrostine.

    L’Abrostine è un antico vitigno d’origine etrusca, e nato dalla domesticazione di una varietà di vitis silvestris presente in Toscana, quasi in via d’estinzione e sapientemente recuperata da Federico.

    Caratterizzato da piccoli acini che vengono prima sottoposti a macerazione carbonica e poi durante la fermentazione il vino sosta sulle bucce per più di 4-5 giorni. Poi affinato in rovere per 2 anni. Federico mi ha consigliato un libro ricordo ancora la pagina, 159, dove poter leggere dell’Abrostine. Dovrò comprarlo, dovrò poi andar da lui, perché mi ha lasciato un’insaziabile voglia di ascolto.

    Io ci sento la terra in questo calice, il muschio, l’umido, poi l’odore di torrefazione e di pepe. La bocca si riempie abbastanza, alla retronasale mi pare di avvertire anche quelle note di frutta che non so perché ma in prima battuta non sono fuoriuscite nel mio calice e sento la mora, il mirtillo, sento un violaceo abbastanza carnoso.

    La bocca pizzica ed è sapida, e nel mentre saliva un bel po’. Abbastanza caldo, forse un po’ troppo, ma questo secondo me dipende un po’ dalla temperatura di servizio.

    Tannino gentile che per quanto si avverta non disturba affatto. E alla fine ti lascia un retrogusto di tabacco, che vi dirò io questo vino lo berrei volentieri senza nessun accompagnamento.

    Volete sapere poi se tutte le strutture culturali di Federico si trasferiscono anche in cantina? Ovvio che no. Non solcano il valico delle vigne e li rimangono (e comunque in vigna solo decotti naturali per proteggere le piante)

    In cantina vige la cultura della sola tradizione, unico comune denominatore tra quest’uomo e i suoi vini: la semplicità.

    Di quella che riempie la vita e il palato di un’insaziabile voglia di vivere.

    Cuna di Federico Staderini

    Loc. Sala-Civettaia – 52015 – Pratovecchio (AR)


    Marche


    Colpaola

    Verdicchio di Matelica 2018

    Verdicchio di Matelica  – Marche – Matelica

    100% Verdicchio

    Verdicchio di Matelica 2018

     

    Premesso che appena vista la brochure di questa azienda mi sono auto invitata per la vendemmia.

    Sarebbe una vacanza di quelle a 5 stelle vi assicuro. Un posto di ineguagliabile bellezza.

    Poi inizio la mia degustazione con una verticale di Verdicchio di Matelica DOC che va dal 2018 al 2015.

    Io mi fermo sulla corrente, ma non perché  le altre non siano meritevoli (perché la 2015 non è più in vendita!!! Perché???), ma perché l’azienda ha letteralmente finito tutte le scorte! E quindi “accontentiamoci” della corrente.

    Un vino che fa solo acciaio, servito a una temperatura di servizio a dieci gradi,  e così esplodono gli odori al naso: un leggero pizzicore che mi ricorda fiori un po’ pungigliosi, poi sentori di pietra focaia, nota salmastra ( per quanto sia di Matelica anche qui si sente il sapore del mare).

    In bocca assaggio agrumato, sapido, sapidissimo (!!) e notevolmente fresco.

    Che Verdicchio!! Ora capisco perché non sono rimaste delle scorte.

     

    Società Agricola Tenuta Colpaola

    Loc. Colpaola – Fraz. Braccano – 62024 Matelica (MC)

    www.cantinacolpaola.it


    Tenuta dell’Ugolino

    Vigneto del Balluccio 2016

    Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC – Classico Superiore 2018 – Marche

    100% Verdicchio

    Verdicchio di Jesi 2016

     

    Sono venuta da loro con la bocca che sapeva ancora di Matelica, non una scelta casuale. Volevo vedere, anzi assaporare la differenza tra un “verdicchio di mare” e un “verdicchio di terra”.

    Non volevo trovare il migliore, anche perché non esiste un migliore se si tratta di zone così diverse, ma capirne un po’ le differenze.

    Beh per quanto la specie sia la stessa, il genere mi sembra diverso, saranno le diverse condizioni pedoclimatiche, ma questo lo trovo più di corpo (anche qui solo acciaio), maggiormente sapido e meno acido.

    Sapore del mare quasi a tuffarci e note di salvia e rosmarino che ritornano al palato. Una bottiglia di entrambi e in meno di due ore avrete bevuto alla goccia e senza neppure rendervi conto sia Jesi che Matelica.

    Società Agricola Tenuta dell’Ugolino

    Via Copparoni 32 – 60031 Castelpiano (AN)

    www.tenutaugolino.it

     


    Abruzzo


    Valle Reale

    Vigneto di Popoli 2016

    Trebbiano D’Abruzzo DOC

    100% Trebbiano

    Trebbiano Vigneto di Popoli 2016

      “Giuseppe ascolta, per fare grandi vini devi bere grandi vini”. I vini di Leo Pizzolo, c’è poco da fare, sono vini di sabbia.

    I vini di sabbia sono vini eleganti.

    A Popoli c’è una favola da scoprire, fatta di pergole abruzzesi che lavorano a basse rese per garantire qualità.

    Terroir fatto di sabbia, dove scheletro e drenaggio giocano un ruolo fondamentale, protetto dai 2000 mt del Monte Morrone ed adornato dal Parco della Maiella.

    Leo lavora in una terra eterna, dove vige la legge degli sbalzi termici e dell’acidità. Per il Trebbiano Vigneto di Popoli 2016, la raccolta avviene manuale, la fermentazione spontanea.

    Il Trebbiano in questione, complice la grandissima annata, è un capolavoro di altri tempi, derivante dalla Vigna di Popoli che è posta più in alto di tutte le parcelle.

    Al naso l’espressione è complessa, fragranza, freschezza, frutto non molto accentuato, pulizia tecnica e mutevole all’aumentare della temperatura. Al palato senti la filosofia del fare di Leonardo: la bocca è piena, ma non grassa, tagliente, acida, salina, opulenta ma aggraziata. E non vede il legno…

    Uno dei migliori bianchi del Vinitaly 2019, grande Leo!

     

    Valle Reale

    Contrada S. Calisto – Popoli (PE)

    www.vallereale.it

     


    Liguria


    Giovanna Maccario

    Posaù Biamonti Rossese di Dolceacqua

    Maccario Dringenberg 2017

    100% Rossese di Dolceacqua

    Posaù Biamonti 2017

    La Liguria è, a mio parere modesto, la regione che in quanto a bellezza ed impervia delle sue terre vitate è tra le prime tre in Italia.

    In provincia di Imperia, è lì che opera la “donna del Rossese”.

    Giovanna Maccario è da anni un punto di riferimento imprescindibile per il Rossese di Dolceacqua, grazie alla costanza nel tenere alto il livello delle sue magiche produzioni.

     Terrazzamenti ed alberello provenzale, uniti ad un terroir incontaminato, rendono magica questa riserva di Rossese. E’ la punta di diamante della sua produzione, ma come tutti i suoi vini nascono dalla presenza di soli lieviti indigeni. Essendo la riserva gode di grandissima complessità sia olfattiva che gustativa, equilibrio e trama tannica sono perfettamente integrate ed al sorso rendono la beva fresca,dove è giostrata magicamente sapidità e polpa, freschezza e acidità, struttura e velluto.

    Quasi 5 ettari, che arricchiscono l’Italico patrimonio da quasi vent’anni.

    Giovanna, sei tu il Rossese di Dolceacqua.

    Maccario Dringenberg

    Via Torre, 3 – San Biagio della Cima (IM)


    Terre Bianche

    Vermentino 2018

    Riviera Ligure di Ponente D.O.C.

    100% vermentino

     

    Vermentino 2018

     

    Questo mi piace, mi piace eccome.

    Nasce su terreni di matrice vulcanica,  quel rosso granitico, che offre un suolo caldo e drenante.

    Un naso sottile, frutta e fiori bianchi, non sono  i frutti più  polposi né i fiori più aperti, ma sono piacevoli e delicate prugne gialle, profumati e sottili odori di biancospino, questo ci sento.

    Un vino che sa di sale vista la vicinanza della brezza marina ( 350 m.s.l.m) e con una dinamica acida molto forte vista la protezione delle vicine Alpi.

    Alla bocca è più di  tensione che morbido. Acidità e sapidità non scherzano. Teso, diretto, questo vino va dritto al punto. E su quel punto persiste piacevolmente e si asseta su una nota salmastra e  amarognola che ci piace tanto!

    I vini sono appena usciti, vi consigliamo di ordinarne subito una cassa, non penso che rimarranno per molto sul mercato.

    Terre Bianche s.s.a.

     Località Arcagna snc  – 18035 Dolceacqua (IM)

    www.terrebianche.com


    Piemonte


    Mario Fontana

    Barolo 2015

    Barolo D.O.C.G. – Piemonte – Monforte d’Alba

    100% Nebbiolo

    Barolo 2015

     

    Che dico?

    A me sono mancate le parole al primo sorso.

    Un rosso granato che in quel grumo di colore fa esplodere una matassa impregnata di viole, di rosse, di quei purpouri secchi appena confezionati, quella marasca che si spacca tra le dita e imprime il suo colore violaceo sulle unghie, quel nero speziato e intenso di una stecca di liquirizia sche spezzata nel suo centro fa esplodere odori freschi e pungenti.

    Ma che cos’è questo vino?

    Io alla bocca non mi esprimo, non trovo le parole.

    Rubo le parole di chi bevendo con me, estasiato dagli occhi alla bocca mi ha detto “se sei un nostalgico di  Bartolo Mascarello, Mario Fontana ti fa passare ogni nostalgia”.

    Non è mai bello un paragone, ma se il paragone si chiama Bartolo Mascarello …  beh direi che altre spiegazioni non sono necessarie.

    Il miglior assaggio del Vinitaly 2019.

     

    Cascina Fontana di Mario Fontana

    Vicolo della Chiesa, 2  – 12065 Perno (CN)

    www.cascinafontana.com


     

    Buon Vinitaly a tutti!!!!

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