La valorizzazione degli areali di tutta Italia è, a mio parere, l’elemento caratterizzante di colui che sceglie di vivere, parlare e scrivere di vino.

    Parlare di areali è assai complesso, ognuno di essi è peculiare e fine a se stesso e, come nel caso del Vesuvio, bisogna tener conto di moltissimi elementi, quali scelte aziendali, che spesse volte, nel caso specifico, sono state orientate verso la quantità a discapito della qualità, e l’identità territoriale che negli anni si è delineata, rincorrendo spesso le tendenze di mercato e la esasperata voglia di accontentare tutti a tutti i costi.

    Oggi è il turno di Villa Dora, azienda che a mio parere, è punta di diamante dell’areale, dato che dal lontano 1997 si dedica alla produzione di solo Lacryma Christi, cercando di avere il minimo impatto ambientale possibile e lavorando il biologico già dall’inizio.

    Siamo a Terzigno, ai piedi del Vesuvio, a 250 mt s.l.m. in un lembo di terra di soli 13 ettari, di cui 8 dedicati alla viticoltura e i restanti 5 dedicati agli uliveti.

    Sotto il naso la cenere, agli occhi le ginestre, i pini e piante di rose.

    Il paradiso.

    Ad attendermi Vincenzo, il tavolo è imbandito, le luci son soffuse.

    Siamo pronti per il viaggio.

    • Lacryma Christi Bianco, Vigna del Vulcano 2016

    Vigna del Vulcano, nell’annata 2016, si presenta come un bianco molto interessante, cromaticamente rispetta le caratteristiche del Lacryma Christi e la scelta aziendale di non usare il legno, districando al naso una espressione olfattiva comunque complessa, fresca e varietale,dando priorità a note saline, sulfuree e agrumate, continuando la sua ricchezza gustativa al palato, esprimendosi con pienezza, sapidità e golosità di sorso. Di prospettiva!

     

    1. Lacryma Christi Bianco, Vigna del Vulcano 2002

    Partiamo da un presupposto: stiamo parlando di un vino che ha fatto solo acciaio.

    Il Vigna del Vulcano 2002 mi ha impressionato,è stato assurdo. Non è altro che un magnifico viaggio a ritroso, una corsa nel tempo nel senso inverso, opposto alle corse di ogni logica di mercato. Alla vista risulta poco più carico del 2016, ma è bastato mettere il naso nel calice da degustazione per capire che l’evoluzione non era da cercare nei cromatismi. Note affumicate, la macchia mediterranea, la crema pasticcera, il pane tostato ed i fiori bianchi. Al palato risulta presente ancora una certa acidità, senza se e senza ma. I 17 anni di un vino che non ha visto il legno se non per 3 mesi ed in botte grande. Bianco meraviglioso. Potere del Vesuvio.

     

    • Lacryma Christi Rosso, Gelsonero 2016

    Il Gelsonero è il rosso d’entrata dell’azienda. Nasce da vigne di circa 40 anni su suolo argilloso e vulcanico ed al naso esprime subito tutta la sua territorialità, Note di macchia mediterranea, frutti rossi con spezie in rilievo. Al naso risulta pieno, ma senza risultare grasso ed opulento, preferendo una veste verticale e snella. Affinamento in legno di terzo passaggio per circa un anno e mezzo. Un unico aggettivo: didattico!

     

    • Lacryma Christi Rosso, Forgiato 2014

    Con il Forgiato 2014, entriamo in quelli che sono i rossi che rappresentano i cru aziendali. L’annata rispecchia l’andamento che tutti noi conosciamo, ma il grandissimo stress a cui sono state sottoposte le uve ed un caldo sopra la norma in alcuni mesi, non hanno messo in difficoltà questo blend tra aglianico e piedirosso. Un rosso dalla personalità assai spiccata, data la maggiore età delle viti, la resa bassa ed una concentrazione maggiore dei terreni. 16 mesi di affinamento in legno e naso complesso e varietale, di frutta matura, confettura e note sulfuree sempre presenti. Palato potente e sorso di velluto. Nonostante la 2014.

     

    • Lacryma Christi Rosso, Forgiato 2008

    Col Forgiato 2008, che presenta più o meno le caratteristiche della sua versione 2014, si ha una trama tannica meno fitta e più verticalità, una spalla acida più marcata non ed una naso meno succoso e fruttato, più improntato sulla spezia. Dinamico. Sulfureo. Fumè!

     

    • Lacryma Christi Rosso, Forgiato 2001

    La degustazione termina con uno degli assaggi più buoni del 2019. Il Forgiato 2001 è l’esplosione stilistica ed enologica che rappresenta ciò che il Vesuvio è capace di dare. Filo comune con la 2008 assai evidente, che allo stesso tempo si riconduce alla 2014. Qui il sipario si chiude, esprimendo bellezze e terziari dei vini di un tempo e dichiarando al lettore che ciò che premia una azienda, negli anni, non solo è la coerenza, ma il coraggio di aver fatto, agli albori, la scelta che avrebbe premiato solamente con il tempo. Chapeau!

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