C’è un certo tono di riverenza e una certa aurea di “timore” quando ci si appresta a parlare del territorio d’oltralpe .

    C’è… anche se non ci dovrebbe essere, visto che chi scrive è portato (per propria nazionalità) a comparare questo timore con l’Italia.

    E allora non dovrebbe di certo esserci.

    Anzi non può esserci visto che i Mondiali 2006 ci ha insegnato quanto, appunto, non ci deve essere.

    Visto che i vitigni autoctoni delle nostre regioni superano in quantità e qualità quelli francesi, e non è un caso che i beneamati francesi (molto spesso) si siano concentrati ad eccellere soprattutto negli internazionali Cabernet, merlot, syrah, chardonnay

    Visto al più che quello che hanno in più è solo una pronuncia più affascinante e a noi rimane quel savoir-faire che ci influenza e ci intimorisce (inutilmente).

    Facciamo un esempio …

    Un Trebbiano è senza dubbio più affascinante se lo chiamiamo Ugni Blanc . Eppure il nostro connazionale trova le sue massime espressioni proprio in Italia e non in Francia. E senza dimenticare che per un calice di Trebbiano d’Abruzzo non saremo per questo costretti a venderci un rene (anche se ci penserei a venderlo qualora il Trebbiano in questione sia marchiato Valentini) cosa che, forse, sarà da mettere in conto se ci apprestiamo, invece, ad acquistare una buona bottiglia di cognac la cui base è (appunto) un Ugni blanc … …

    Va bhe fatta questa divagazione tra i meandri dei contorti pensieri…direi che il punto di partenza è quindi Italia – Francia 0-0

    Se partiamo da questa base di egalitè, troveremo allora la libertè di analizzare un territorio magnifico, ma non di certo migliore (solo appunto magnifico), in perfetta comparazione con le nostre terre e forse, scevri da questa aurea, magari troveremo anche quella fraternitè mai nata tra due odiatissimi cugini.

    La Loira

     

    Ecco una terra che va visitata.

    Ed ecco una terra, dove, tra l’altro, il Cabernet trova una delle sue declinazioni più “ascetiche”.

    Una camminata a Saumur – Champigny renderà da sola l’idea.

    Con questo non dico di certo che l’autoctono è inesistente, sia chiaro, anzi, versioni di Chenin Blanc, di Pineau d’Ainis (che sarebbe lo Chenin Noir .. e dico sarebbe perché è diventato ormai irreperibile o almeno io non l’ho mai trovato) o di Folle Blanc ( da cui si ottiene il vino Gros Plant) , o di Chasseleas … insomma queste sono chicche che non possono essere trascurate.

    Ma di certo ( o almeno per me) sarà sempre una buona bottiglia di Vouvray (da uve internazionali sauvignon) che di certo potrà essere confuso dai massoni con il ritrovo del Santo Gral.

    Partiamo dalla terra.

    Se la Borgogna è lunga e stretta, la Loira è invece larga e grassa .. una valle che da ovest si dirama ad est lungo una sponda di 400 km dell’omonimo fiume.

    Cosa c’è in questo grosso pancione?

    Ecco innanzitutto il nostro panciuto.

    La Loira

    Potremo dividerlo in 4 parti con al centro una ricca e succulenta fetta di foresta nera al triplo, no anzi quadruplo strato di cioccolato … da Anjou a Saumur , una fetta talmente invitante da trovarsi sempre e costantemente come un bambino con le mani nella marmellata.. fatta di rossi e bianchi di eccellenza, accanto e sempre nel centro troveremo la Touraine ( quella in arancione) mentre testa ( Nantes – in verde) e piedi ( Sancerre) sono zone più vocate per i bianchi.

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    NANTES

    La testa, del pancione è Nantes (punto di partenza ottimale se consideriamo anche che mamma Ryan air ha dei comodi ed economici voli da Milano).

    Siamo alla foce del fiume Loira che si riversa nelle fredde acque dall’Atlantico.

    Ed ecco a voi chi “porta la bandiera”… madame et monsieur: “le Melon Blanc” (vitigno localmente conosciuto anche con il nome del suo stesso vino, Muscadet).

    Un’ uova autoctona, dai profumi quasi assenti, in sottofondo troverete sentori di mela verde o erbacei.

    Qui le denominazioni principali sono AOC Muscadet e la sottodenominazione Muscadet Sevre et Maine.

    La versione più interessante rimane comunque il Muscadet sur Lie: il vino rimane sui lieviti per settimane e settimane, o comunque per l’intero inverno e poi viene imbottigliato direttamente dalla botte.

    Muscadet Sur Lie

    Ne nasce un bianco secco (ottimo con i crostacei) dai delicati sentori e (giustamente) da una leggera nota di lievito.

    Io l’ho bevuto precisamente a Riec Sur Belon, da Huitrieres du chateau du Belon, località incantenvole nel sud della Bretagna .. facendo incetta di ostriche.

    Huitrières du Chateau de Bélon

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    ANJOU SAUMUR

    Il ventre della Loira è più ricco di un ripieno di tacchino nel giorno del ringraziamento americano, Anjou, Saumur  sono il ripieno più succulento che troverete nella Loira.

    Terreni neri e scistosi garantiscono il giusto drenaggio per la vite

    Qui Chenin blanc e Cabernet Franc trovano espressioni insuperabili.

    L’ AOC Saumur- Champigny è garanzia di sicurezza  difficilmente ne troverete di imbevibili , lungo il mio viaggio ne ho provato diversi, ma uno, di Domaine Bobinet, mi ha rapito il cuore.

    L’ho portato con me lungo le strade della Bretagna e quando ho sentito che “il momento giusto” era arrivato l’ho aperto ..

     

    Hanami – Domaine Bobinet

     

    Hanami ( che in giapponese significa “vedere la bellezza dei fiori di ciliegio”) del Domaine Bobinet è un 100% Cabernet Franc che cresce su terreni argilloso – calcarei. Alcune uve sono lavorate in macerazione carbonica per conferire maggiore espressione aromatica. Frutti rossi freschi che zampillano al naso e al palato.. fresco e dissetante e……15€!

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    TOURAINE

     

    Arriviamo  poi a scivolare sull’argilla e sul tufo a mano a mano che ci dirigiamo verso Touraine.

    Il  C.F. nella AOC Chinon si sa ben difendere.

    AOC Chinon

     

    Aromi di frutta fresca e spezie. Una volta in bocca la freschezza è immediata.

    Ma l’eccellenza più sublime è sua maesta “AOC Vouvray” dove lo Chenin Blanc trova la migliore delle espressioni consentite.

    Lo Chenin è’ un vitigno a maturazione tardiva, e sensibile all’attacco della muffa nobile. Dal grappolo grosso e dagli acini pieni che in connubio col terroir conferisce al vino una grande mineralità e un’acidità verticalissima. Bisogna aspettare e apstettare ancora un po’ per carpirne le potenzialità, ma la propensione all’invecchiamento è innata in questi vini, mostrando, al giusto tempo una forte complessità olfattiva, dall’eleganza innata.

    Io l’ho bevuto in versione Moelleux, cioè dolce, ma le versioni sono molteplici dal secco al petillant ( frizzante) allo spumante.

    Vouvray – Moelleux 2017

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    SANCERRE

    Eccoci giunti alla punta.

    Da ovest ad est sarete costretti a cambiare vestiero ..le correnti fredde dell’atlantico sono ormai già alle nostre spalle e cedono a un clima molto più continentale qui a  Sancerre.

    Se la regina della Loira è il Sauvignon Blanc, allora questa zona è proprio il regno di sua maestà.

    Rappresentano le massime declinazioni di questo vitigno.

    Terreni di gelso e calce determinano vini dai forti aromi di pietra focaia, quasi affumicati .. non per altro il Sauvignon qui viene anche detto Blanc Fumé.

    Due le AOC da tenere sempre ben presenti.

    L’ AOC Sancerre sulla costa occidentale della Loira.

    AOC Sancerre – Pascal Cotat

     

    Pascal Cotat possiede un piccolo domaine a Sancerre,il suo 2010 è un Sauvignon Blanc che sprofonda in una mineralità quasi stordente e il naso si inebria di aromi varietali intensissimi. “Les Monts Damnès” 2010 è un vino elegante e piacevole.

    L’AOC  Pouilly Fumè  sulla costa orientale della Loira.

    AOC Poully Fumè

     

    100% souvignon  in una spremuta di agrumi dolci, mele verdi, cedro.

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    Fine del viaggio winelovers!

     

    Cosa si fa ora?

    Titti a Saumur

     

    Io personalmente vado a prenotare il mio prossimo viaggio in Loira.

    Voi?

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