E’ sempre bello avere amici nel mondo del vino, amici che abbiano di te considerazione, stima del tuo giudizio e gioia per la tua presenza.

    Oggi è la volta di The Great Gig in the Wine, piccola distribuzione che alla base pone l’attenzione alle piccole produzioni, quelle di identità e legate al territorio nazionale e non. La location? Uno dei ristoranti più belli della Campania intera, Osteria Arbustico, sito a Paestum,  1* Michelin.

    Gli assaggi a cui saremo sottoposti, insieme ad altre eccellenti personalità del mondo vino, non avranno posizioni in classifica, podi e preferenze, ma di base grande obiettività, consci del fatto che si tratta di vini veri e sinceri.

    Noi non saremo diversi da loro.

    Siete pronti? Cominciamo!

    Le bollicine

    • Trentodoc, Abate Nero Extra Brut

    Trentodoc Abate Nero

    Non è una sorpresa! Abate Nero rispecchia a pieno, ad ogni sboccatura, lo stile Trentodoc. Esplosività e complessità le fanno da padrona, perlage e naso complessi e in evoluzione continua. Non sbagliano mai un colpo!

    • Fiano di Avellino 2016 Metodo Classico, Dryas

    Il metodo classico di Dryas

    Stefano è stato un uomo coraggioso, ha dato vita ad un metodo classico che acquista orizzontalità e complessità grazie alla sosta di due anni sui lieviti. Buona persistenza, personalità da vendere. Ricordate questa azienda, Dryas!

    • Georgeton-Rafflin, Blanc de Blancs, Brut Premier Cru

    Il fenomeno alla mescita

    Lui non è una novità, l’erede di Bereche, nello stile e nella filosofia, nonostante un dosaggio non bassissimo dona complessità, vibrante acidità e una lunghezza che pochi hanno. Tutto Chardonnay, remuage a mano e poco più di 10.000 bottiglie. Bereche il maestro, lui il primo della classe!

    • Champagne Pertois-Moriset “Les Quatre Terroirs” Brut Grand Cru

    Moriset, Les Quatre Terroirs

    Champagne che mira dritto al cuore questo di Moriset. E’ un viaggio alle origini dello Champagne, fenomeno della bacca bianca e dei dosaggi bassissimi. Questa è la tipologia di bolla che amo, “old style” dato l’assenza della malolattica. Teso e tagliente, what else?

    • Pertois Moriset, Champagne L’Assemblage Brut

    Il fuoriclasse

    Qui siamo a Coteaux Sézannais e questo è frutto dell’assemblaggio di Chardonnay e PN in eguali quantità. A differenza del precedente, questo champagne mira al succo ed alla polpa, su un dosaggio di circa 5g/l e una freschezza disarmante! Che stile!

    • Pertois Moriset, Champagne, PM01, Grand Cru Extra Brut

    PM01, la forza dello Chardonnay

    Ritorniamo con lo Chardonnay in purezza.Qui il 15% del nettare è costituito da vini riserva ed il dosaggio è intorno ai 2.5g/l. Il giusto compromesso tra gli champagne appena descritti sopra, dove all’eleganza si alterna forza e vigore dati dall’affinamento. Un mostro di Champagne, mette d’accordo proprio tutti!

    • Gribulles 2017, Vin de France, Petillant Naturel, Domaine des Noades

    Rifermentato, ma con stile!

    Pet nat fuori dalle righe, 11° tutti freschezza e beva. Non aspettatevi complessità e lunghezza, questo è un vino che rispetta il proprio terroir. Libera e ribelle la Loira, dove alla complessità si preferisce la beva ed agli schemi l’anarchia. C’è una filosofia di rigore e rispetto del territorio, molta beva ma scarsi ricordi. Bolla disinvolta.

    • “Il 27”, Colletto, Blanc de Blanc 2010

    Uhm, Franciacorta…

    E’ assai piacevole questo Chardonnay, tutto vèrve ed acidità. Siamo al confine con la Franciacorta, 24 mesi sui lieviti donano una discreta profondità ed eleganza. Prodotto fuori dagli schemi, da tenere d’occhio!

     

    I Bianchi

    • Anisos 2015, Eugenio Rosi

    La classe di Eugenio Rosi

    Questo è un vino fuori dal tempo, da ogni logica di mercato e di omologazione. Blend di Nosiola, Pinot bianco e Chardonnay, contatto con le bucce di circa 8/10 giorni. Affinamento in botti da 500 lt per 12 mesi. Per il resto, non vi resta che sedervi e bere ciò che Eugenio ha da raccontarvi. Storie di artigiani e vini veri, circa 2000 bottiglie. Scusate il ritardo!

    • Traminer Aromatico 2016, Enò – Trio

    Aromatico a chi?

    Dei vini di Desirèe e Nunzio Puglisi vi ho già parlato abbondantemente. 1100 mt slm ed una scommessa vinta: vinificare un traminer nel profondo sud dello stivale. Al primo appuntamento con la vostra donna, evitate di portare un bouquet di fiori di campo ed invitatela a stappare questa etichetta. Vi verrà narrata una storia di vignaioli col carattere di un gigante e di vini che non si sradicano dalle proprie radici. CAPOLAVORO.

    • Alto Adige DOC Müller Thurgau 2017, Garlider

    Essere aromatici senza compromessi

    Qui abbiamo un prodotto totalmente diverso dal Sylvaner sopra citato. Aromaticità più spiccata, polpa in evidenza e profumi molto accentuati. Non il mio bianco preferito, ma gli amanti del genere ne troveranno di personalità,

    • Langhe Favorita 2017, Fratelli Alessandria

    Fantastici i Fratelli Alessandria

    Favorita in purezza ed età media delle viti sui 30 anni. Grande delicatezza, vino figlio di calcare e limo ed assenza totale di legno nell’affinamento. I fratelli Alessandria non deludono mai.

    • Fiano di Avellino 2016, Ventitrèfilari

    Io ed il Fiano di Rosa Puorro

    Il Fiano, c’è poco da fare. Il primo vino dell’azienda, “Numero Primo”. Rosa Puorro a Montefredane tra i suoi ventitrè filari, dedica anima e corso ai suoi guyot. Ne esce un fiano molto particolare, dalla personalità molto accentuata. Vino per pochi, vino dalle grandi emozioni. Struttura e sosta prolungata sulle fecce, il coraggio ripaga sempre!

    • Fiano 2016, Antico Castello

    Il Fiano di Francesco

    Argilla e calcare. A San Mango sul calore nasce uno dei fiano più sorprendenti stando a ciò che io considero un fiano di qualità: verticalità ed al contempo pienezza, naso delicato ed elegante completato da sfumature affumicate. A pieni voti!

    • Irpinia Greco Mida 2016, Antico Castello

    Il Re Mida

    Vino assai complesso, fuori dagli schemi per quelli che sono i greco in commercio. Greco macerato e fermentazione su lieviti indigeni, una scommessa da vedere a lungo termine. Perde in acidità, guadagnando in corpo e complessità.

    • Falanghina 2016, Antico Castello

    Guyot e tipicità

    Demetra non tradisce la tradizione della falange campana. Beva e naso inusuale portano a finire la bottiglia troppo velocemente! Produzione meno complessa e più improntata sulla classicità della bacca più famosa della Campania.

    • Sylvaner 2017, Garlider

    Il Sylvaner più buono di tutti!

    Quì non basta un articolo, premetto. Figlio di grandissimo livello della Valle d’Isarco, si fa apprezzare per completezza olfattiva e gustativa. Mineralità fuori dal normale, dovuta agli sbalzi termici presenti a circa 800 mt di altezza. Fuoriclasse, spicca nella degustazione. Chapeau!

    • Leukò 2016, A’ Vita

    La Calabria che conta

    Interessantissima questa etichetta di Francesco de Franco. Vino ricavato dal blend di Gaglioppo (15%) vinificato in bianco e greco bianco (85%). Anche qui abbiamo fermentazioni spontanee e affinamento in acciaio. Inserite le narici nel calice, sentirete tutta la macchia mediterranea. Calabria da amare.

    • La Peschiera di Pacino, IGT 2016, Raìna

    Raìna, tanta, troppa roba!

    Vi assicuro che non sapevo ci fosse anche lui in degustazione! Raìna non sono certo io a scoprirlo, ma Francesco Mariani ogni anno rappresenta stile unico e diversità di annata; uno dei Trebbiani toscani più buoni di tutti, nonostante una leggera volatile!

    • Verdicchio di Matelica 2017, Colpaola

    Colpaola, verticalità e classe

    Pietra focaia e mandorla, questo è ciò che mi viene in mente ogni volta che penso alla ’17 di Colpaola. Bianco verticale e fresco, complesso e destinato ad evoluzioni emozionanti. Tappo a vite e terroir, questo è il Verdicchio di Colpaola!

     

    I Rosati

    • VDT “Amai” 2017, Podere Orto

    Amai, succo e beva

    Di lui ho già parlato sui miei profili social, Alta Tuscia ed una scommessa vinta in partenza. Terroir spaventosamente sano, produzioni limitate e biodinamica seria. Ciliegiolo, Sangiovese e Procanico in prevalenza. Vino del cuore!

    Rosato IGT Terre Siciliane 2018, Enò – Trio

    Naso sconvolgente e palato esplosivo

    Vulcano, scheletro e minerali. Pinot Nero dalla immane classe, sono assenti filtraggio e chiarifica. Al naso confonde e ti riporta in un crocevia tra sud della Francia ed Abruzzo. Silenzio, parla l’Etna!

    • Recto-Verso 2017, Vin de France Rosè, Domaine des Noades

    Rectoverso, una delle chicche di Narbit

    Agli occhi cipolla ramata, sapido e fresco dando poca importanza alla struttura. Vino libero di una Loira anticonformista e stravagante. Cabernet Franc e Grolleau. Fiori e lamponi, passo e chiudo!

    • Riflesso 2016, Eugenio Rosi

    La mano dell’artista

    Eugenio è un fuoriclasse! Cabernet Sauvignon, Merlot e Marzemino ai quali, in una seconda fase, vengono aggiunti bacche bianche come Nosiola e Pinot bianco col fine di scaricare cromaticamente il vino e dar struttura al tempo stesso. Rosè di un certo livello, dove a predominare sono frutti rossi, spezie ed infinite morbidezze. Acido!

     

    I Rossi

    Rossese purosangue

    Rossese che si presenta in uno dei Cru più famosi ed interessanti di Dolceacqua in una delle annate più interessanti del decennio. Struttura, eleganza, vèrve acida e profondità. Manca solo un bel piatto di coniglio alla liquirizia!

    • Lazio Rosso IGT 2016, Podere Orto

    Sangiovese, grechetto rosso e ciliegiolo…

    Giuliano qui ha creato un mostro. Dinamica la ’16 per il suo rosso, al palato è fresco e croccante, pulito, fresco e minerale. Si vede che sono di parte?

    • Piano – Piano 2017, Vin de France Rouge, Domaine des Noades

    Acidità!

    Anche qui, Les Noades, presenta un blend. Cabernet franc e Grolleau, che però trovo più interessante nella sua versione “scarica”. Mi aspettavo più pienezza e vigore, lo riproverò!

    Uno dei Rossese più buoni dell’intera Liguria

    Qui Giovanna ha fatto il colpaccio, vino che non vede il legno e che al contempo riesce a mandare in frantumi certezze e tecniche di degustazione. Pieno, complesso, fulmineo, ribelle e dalla grande anima. Un pò come Giovanna, un pò come la sua viticultura. Vino senza tempo, senza se e senza ma,

    • Pinot Nero ‘Tiurema’ 2016, Enò – Trio

    Il Pinot nero che non ti aspetti

    Quando assaggiai il Pinot Nero di Nunzio e Desirèe Puglisi mi lasciò quasi impietrito, senza opinioni. La 2016 completa la triade delle meraviglie insieme alla 2014 e alla 2015, donando acidità ed assenza di omologazione di bevuta. Desirèe ancora oggi mi rinfaccia che all’inizio mi lasciò perplesso e senza parole, ma solo gli stolti non ribevono e rivalutano. Pinot nero dall’estrema eleganza, la mano è quella della storia del Nerello, quella di Nunzio Puglisi. Vinone!

    Un viaggio in Loira

    Un viaggio in Loira

    C’è un certo tono di riverenza e una certa aurea di “timore” quando ci si appresta a parlare del territorio d’oltralpe . C’è… anche se non ci dovrebbe essere, visto che chi scrive è portato (per propria nazionalità) a comparare questo timore con l’Italia. E allora non...

    Minorca e i suoi vini

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    Scrivo che ancora i capelli profumano di sale marino e la pelle arsa dal sole cocente che illumina l’intero arcipelago delle Baleari. Scrivo che ancora il sapore dei vini e dei cibi di questa terra sono vivissimi Un andirivieni di straduzze scoscese e tortuose,...

    Domaine de La Loue

    Domaine de La Loue

    Chi di voi non ha mai visto (almeno una volta) Mondovino? Nessun film rivoluzionario ben inteso, ma senza dubbio un profondo spazio nel quale sprofondare e seriamente riflettere su quello che vogliamo bere, sulle nostre scelte enologiche .. sintetizzando fino alla...

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