Il vitigno

    Il suo nome è preludio del suo colore.

    Eppure una curiosità… in molti testi del passato di opere ampeleografiche molto spesso si parlava di Rossese per un vitigno a frutto bianco.

    Ed infatti nel registro nazionale delle varietà delle viti troviamo un bell’ossimoro: il  Rossese bianco.

    Con questo vitigno l’unica DOC presente non è in Liguria (dove invece esistono 3 varietà di IGT), ma in Piemonte con la DOC Langhe, prodotto principalmente a Roddino e a Sinio in alta Langa (Cuneo).

    In realtà esiste anche il Rossese di Monforte (sempre a bacca bianca), ma ad oggi non è ancora incluso nel disciplinare.

    Ma ritorniamo al nostro rossese a bacca nera.

    Normalmente individuato col vitigno coltivato nell’area delimitata dal suo Disciplinare e, quindi nel territorio di Dolceacqua e limitrofi.

    Eppure c’è un altro rossese. Quello di Albenga, prodotto tra Finale ed Alassio. E’ però un vino più robusto e alcolico, totalmente differenze dalla finezza che contraddistingue il nostro Dolceacqua.

    Noi ci assestiamo su quello di Dolceacqua, non cene vogliano gli abitanti di Albenga.

    Un po’ di ampelografia

    Foglia di grandezza piuttosto grande, sovrasta, in maturità fenolica, un  grappolo a maturità industriale: di grandezza media, di forma tronco-conica, alato (per lo più con una sola ala), mediamente serrato e peduncolo robusto.

    Acino: di grandezza media o meno, rotondo o subovoide, con buccia poco pruinosa, di color rosso violaceo scuro (con riflessi fulvi), piuttosto sottile; polpa succosa, di sapore semplice; succo pressoché incolore (un po’ ambrato).

     

    Immagine tratta da www.dolceacqua.it

    La coltivazione

    Una pianta da curare al pari di una donna, da proteggerla soprattutto dall’umidità.

    Per tutelarle allora la mente e la mano dell’uomo sono ricorsi principalmente a due “stratagemmi”.

    1) coltivazione ad “alberello” così da proteggerlo dai raggi del sole troppo forti e caldi durante le ore focali nelle torride giornate estive ligure, ma soprattutto per proteggerlo dal vento, che in queste zone spira parecchio.

     

    Alberello

     

    2) scelta di terreni ricchi di rocce sedimentarie, a forte concentrazione argillosa così da stemperare la pericolosità umidità

     Il boquet

    Si presenta agli occhi in una veste rossa rubino carica e sprigiona un boquet tanto complesso quanto al pari persistente, così fuoriescono dal calice profumi di rosa e pepe nero, fa da sfondo la macchia mediterranea. Il tutto lascia presagire a un gusto irriverente. Il sorso è rapido e deciso. Poco tannico. La pungenza al naso rientra soltanto alla retronasale e persiste alla fine del sorso. Visto il basso livello di tannicità io consiglierei una temperatura di servizio fresca, tra i 15-16°.

     

     

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