A volte mi sento più fortunata del solito.

    Il mondo del vino, per un’entusiasta della vita come me, è già di per sé terreno di fortunati e fortuiti incontri che arricchiscono e fanno bene al cuore.

    Poi, capita a volte, di raggiungere e superare picchi di entusiasmante euforia.

    Ecco quella che sto per raccontarvi è un picco di entusiasmante euforia.

    Una montagna costruita con sole bottiglie di Giovanni Canonica, vigneron d’altri tempi, che nel cuore pulsante delle Langhe, a Barolo, fa eco e fa parlare oltre l’eco dei suoi vini.

    “L’oltre eco” che intendo sono i prezzi dei suoi vini. Prezzi che in alcuni casi raggiungono quei picchi che forse paiono troppo alti per essere giustificati.

    Non perché non ci sia qualità, anzi …. Ma queste sono le strane dinamiche di mercati commerciali che non credo siano condivise neppure dal produttore ( anzi ne sono certa visto che durante una visita in cantina da lui ho sentito dalla sua stessa bocca questa non condivisione).

    Titti e Gianni Canonica

     

    Un ettaro e mezzo a coltivazione nebbiolo nella sua vigna “Paiagallo”, 350 metri s.l.m. contrapposta ai Cannubi e ben esposta a sud-est

    I vini che ne escono, non sono lineari, ognuno ha una sua personalissima identità.

    Frutto, questo, del poco artifizio che troverete nei suoi vini.

    Ed effettivamente il ragionamento è presto detto: se ogni stagione ha il suo ritmo, se il suolo reagisce in modi e tempi diversi, i prodotti che ne seguono come potrebbero mai essere lineari allora? Ovviamente mi limito alla vigna visto che in cantina il lavoro di Gianni è davvero minimo sui suoi vini.

    D’altronde è lo stesso Gianni che lo dice “Il vino dovrebbe farsi quasi da solo, accompagnandolo nella sua maturazione, non tanto ricercandone l’eccellenza ma la semplicità, rispettando sempre le peculiarità dell’uva annata dopo annata. Mi capita di bere vini di annate diverse ma uguali nel gusto e nel profumo, come è possibile? Dall’inizio dei tempi non sono esistiti 2 giorni uguali, come possono esserci 2 annate uguali?”  ( per l’intervista completa vai qui).

     

    La verticale 2014 – 1997

    La verticale di Giovanni Canonica

     

    Detto ciò, ritorniamo alla nostra montagna le pendici costituite dalle ultime annate in commercio fino a raggiungere la vetta targata 1997.

    Luogo d’elezione e di eccellenza è l’Hosteria del Vapore della famiglia Berzi.

    Uno scrigno di passione e ricerca.

    Passione che si liquefà nei calici sapientemente scelti dal figlio Stefano ( che tra le mille menzioni per definire questa mente eccelsa, è stato, in ultimo, secondo miglior sommelier della Lombardia 2019). Lui è l’anima della carta dei vini, da lui partono e si diramano gli effluvi che girano nella sala di ristorazione. Azzarda nelle scelte, sperimenta coi clienti, aiuta ad aprire la mente direzionandola a meno brand e a più sostanza.

    Ricerca gastronomica che si solidifica nelle porcellane scientemente preparati da Paolo e sua moglie Monica , l’anima del menu. Da loro partono e si diramano rimandi a una memoria mai sopita di antichi sapori e a un futuro futuribile delle qualità del cibo quale unico elemento cardine di ogni pietanza.

    1. Langhe Nebbiolo 2014

    Langhe Nebbiolo 2014

    Diciamo che non si parte “alla grandissima”.

    Una leggera scompostezza nasale, con una nota alcolica che trasale forse un po’ troppo.

    In bocca non si perde, ma la struttura di cui si compone non incita né invoglia alla beva.

    Un sapore un po’ troppo amaro e non ben contemperato con il resto (che pare a un tratto che non ci sia “resto”).

    2. Barolo 2015

    Barolo 2015

     

    Sfuma una nota di frutti rossi che deve, però, essere ricercata con continue e costanti roteazioni del calice, un po’ a sforzarsi nel ricercare un boquet odoroso che in ogni caso, non si caratterizza per particolare eleganza.

    La bocca supera il naso, ma la nota alcolica è ancora un po’ troppo forte, e un tannino che stenta ad integrarsi.

    3. Barolo 2013

    Barolo 2013

     

    E bhe … capita anche ai migliori … purtoppo sa di tappo .. si passa al prossimo.

     

    4. Barolo 2012

    Barolo 2012

     

    Ecco.

    Lo sapevo che c’era solo da attendere, ma sarebbe arrivato il mio entusiasmo.

    Un naso pulito, elegante, sentori tipici del nebbiolo che rimangono al calice e si integrano perfettamente tra loro.

    Il palato è riscaldato da una piacevole morbidezza, e ben equilibrato nella sua struttura tannica.

    Vino particolarmente piacevole e con una certa persistenza. Si fa ricordare e mentre scrivo lo ricordo con particolare piacere.

    5. Barolo 2009

    Barolo 2009

     

    Avevo ancora l’entusiasmo e la bocca del 2012, dunque potrei non essere di parte. E proprio per questo è doveroso che io riporti anche i commenti dei miei commensali che invece hanno apprezzato anche questa annata.
    Io invece ho trovato un naso ematico, non che mi dispiaccia, ma probabilmente c’era anche qui un eccesso e non una piacevolezza. In ogni caso una piacevole parte vegetale dopo alcune roteazioni.

    Alla bocca è un vino che oscilla tra il maturo e il troppo maturo. Direi che se non fosse stato bevuto questa sera forse non avrebbe resistito oltre. Ma per fortuna è stato bevuto ora e riesco ad apprezzare in ogni caso una beva che per quanto non particolarmente fresca, si fa bere.

    Ripeto sarà “colpa” mia, ma io ho trovato una 2012 molto più vivace, acida, fresca..  scattante.

    6. Barolo 2007

    Barolo 2007

     

    Qui mi pare di essere ritornata alla Langhe Nebbiolo 2014, purtroppo un naso scomposto, con una nota alcolica preponderante.

    In bocca quasi ricorda un chinato, e perde in ogni caso di persistenza.

    7. Barolo 2006

    Barolo 2006

     

    Un colore vivace e pieno di riflessi.

    Ecco il naso è quello del Barolo! Un tannino ancora un po’ astringente, ma molto più piacevole del suo 2007.

    Ci piace, ma la 2012 vince ancora.

    8. Barolo 2005

    Barolo 2005

     

    Un naso perfetto, fine.

    Eleganza nei profumi, leggero sottobosco che rotea nel calice e piacevoli note vegetali.

    Composto e pulito nel suo boquet.
    Una bocca lunga, con tannini integrati e ben composti.

    Ecco la 2012 va al secondo posto.

     

    9. Barolo 2004

    Barolo 2004

     

    Frutto forse di un’annata particolarmente difficile, ma questo non ci ha preso il cuore.

     

    10. Barolo 2003

    Barolo 2003

    Non fai in tempo a dispiacerti, perché la 2003 sbaraglia ogni tristezza.

    Che gran naso con tostature leggere e piacevoli note balsamiche!

    Una bocca composta, perfettamente coerente col naso.

    Questo barolo non perde la sua identità di barolo, rispecchia i suoi dettami. Ti aspetti un barolo e ti arriva un barolo ( e che barolo!)

     

    11. Barolo 2000

    Barolo 2000

     

    Una leggera riduzione che non ce lo fa apprezzare.

     

    12. Barolo 1997

    Barolo 1997

     

    E purtroppo non è detto che tutti i vini resistano al tempo.

    Una bocca un po’ molle e un naso che si perde in odori non propriamente piacevoli.

     

    Il nostro podio

    1. Barolo “Paiagallo” 2005

    2. Barolo “Paiagallo” 2003

    3. Barolo “Paiagallo” 2012

    ____________________________________________________________

    Quello che cogli da questa verticale è la diversità. E allora ecco che le parole che avevo citato all’inizio di Gianni trovano una coerenza con questa verticale.

    Ci sono anni dove madre natura è generosa, altri che si preserva, altri che punisce noi stessi uomini..tutto si trasferisce sul vino, quando il vino è esatta rispondenza della natura.

    Frutti maturi a volte, inaciditi altre, tannini setosi che si contrappongono ai rustici, beva compulsiva o lenta.

    Non esiste una continuità, perchè una continuità in natura non può esserci, sarebbe artifizio e Gianni come uomo e come vigneron nulla ha a che fare con l’accondiscenza commerciale.

    Dunque miei cari amici, il suo è un Barolo, non sarà sempre il Barolo che abbiamo costruito nella nostra mente olfattiva, non sarà sempre il Barolo costruito nella mente legislativa del Consorzio ( visto che molto spesso  è al limite coi dettami del disciplinare), ma è il suo.

    Difficile non riconoscerlo, e una volta conosciuto difficile non apprezzare la discontinuità che equivale a unicità.

    Cantina del Barone

    Cantina del Barone

    Una cinquantina di km da casa mia. Il percorso in auto è pieno di pensieri altalenati e così in un batter d'occhio mi ritrovo già all'ingresso di Cantina del Barone, a Cesinali, in provincia di Avellino. Spengo l'auto, resetto i pensieri appena vedo le vigne. Ad...

    leggi tutto
    LE AOC DELL’ALSAZIA

    LE AOC DELL’ALSAZIA

    Una Regione contesa, prima tedesca, poi francese, poi con la seconda guerra mondiale di nuovo tedesca, poi infine di nuovo della Francia. Cosa ha comportato questo continuo cambiare di personalità? Una commistione tra due culture che sono ancora oggi entrambe...

    leggi tutto
    Brut (es) Salon de Vins nature!!

    Brut (es) Salon de Vins nature!!

    Brut (es) è una fiera del vino naturale a Mulhouse ed è aperta a privati ​​e professionisti che sono dilettanti di prodotti naturali o curiosi di scoprire il vino naturale. Queste le parole iniziale che si leggono dal sito ufficiale (https://www.brutes.fr/) 60...

    leggi tutto

    Pin It on Pinterest