AOC Maranges

    Premier Cru “Clos Roussots” 2018

    Domaine des Rouges Queues

    Borgogna. La parte più a sud della Cote de Beaune, e questo nonostante le vigne si trovino tutte, in realtà, nel dipartimento della Saòne-et-Loire (siamo quindi in un limbo ai confini con la Côte Chalonnaise).

    L’AOC Maranges è una delle più recenti Appellazioni, nata nel  1988, e quasi interamente vitata a pinot noir.

     

    Tra i 3 piccoli villaggi che compongono la denominazione (uno di appena 160 residenti) i climat classificati come 1°Cru sono ben 7, tra cui, appunto, il mio “Clos Roussots”  sulle pendici inferiori del Mont de Sène, noto anche come il Monte delle Tre Croci.

    Il Domaine des Rouges Queues gestisce, in biodinamica, cinque ettari di vigna, dislocati nell’intero territorio di Maranges, tra cui, appunto, una parte del “mio” Clos Roussots (insieme ad altri 6 produttori).

    E la gestione del “mio” premier cru è maniacale,il terreno, prevalentemente argilloso,  viene ancorato lavorato a cavallo. Esposizione piena a sud, con vigne allevate dai 200 fino ai 600 m s.l.m. 

    Le fermentazioni, ovviamente spontanee, avvengono, come tradizione borgognona vuole, in grappoli interi ed in tini di legno.

    Pochi i travasi, e poi affinamento in barrique mai nuove.  Nessuna chiarifica né filtrazione, soltanto l’agiunta di una minima dose di  prima dell’imbottigliamento.

    Bene perché mi è piaciuto? Perché ve ne parlo?

    Perché avevo davvero bisogno di rifiondare il naso in un calice di pinot nero, e gli odori e i sapori di questo Maranges, mi hanno esaudito, a prezzi finalmente accessibili per un 1^Cru.

    Questo millesimo, il 2018, è stata un’annata perfetta: il caldo (come la ’13) e le poche precipitazioni, hanno restituito vigore alle viti, dopo i segni non particolarmente eccelsi lasciati dalla ‘17 e quelli drastici invece lasciati, purtoppo, dalla ’16.

    Odori sopiti, ma non sbiaditi nella mia memoria: cestini di fragole, ortica, genziana e china.

    Non così intensi, non così complessi, eppure c’era qualcosa di profondo, per me, che mi ha fatto stare bene. Macchia mediterranei, ma ben vero che ci può stare: per quanto di Borgogna si parli, qui siamo sempre nel suo profondo sud.

    Ritrovare ampiezza e finezza in un sorso.

    Essere esili non significa essere deboli: un sorso fiero, che non vola via, tra scampoli di seta che si intrecciano al palato.

    Tannini presenti, che lasciano spazio ad acidità non verticali, ma, in ogni caso di soddisfacente freschezza.

    Tutto era in equilibrio per me.

    Un sorso, un funambolo.

     

    L’ho adorato.

    A presto.

    Titti

     

     

    Pin It on Pinterest