Lo sapevo che un giorno sarebbe successo.

    Siamo a Pratovecchio, in provincia di Arezzo, un paesaggio di un bucolico mozzafiato e di una biodiversità che ha pochi pari in Italia.

    Il suo nome è Federico Staderini, gloria dell’enologia italiana, agronomo, filosofo di vigna e vita.

    Si fa attendere come fosse una bella donna, ma vi dico che avrei aspettato anche un’ora.

    Appena arrivati in azienda, ad accoglierci un piccolo spiazzale, una casa con due persone vissute ed i cantinieri a sistemare una porta in stile “homemade”.

    Ingresso dell’azienda

    Piccoli indizi, a conferma di quella che sarebbe stato lo stile della visita. Senza fronzoli.

    Eccolo Federico, i saluti e le presentazioni prima della parola d’ordine. Ragazzi in vigna!

    Diretti alla vigna

    La piccola azienda del Maestro Staderini si sviluppa in quasi 4 ettari, tutti coltivati a Pinot nero, tranne una piccola percentuale ad una piccola varietà ch’egli stesso ha tenuto a preservare dal tempo che scorre: l’Abrostine.

    Siamo a circa 500 mt s.l.m, in un regno dove vige la legge della biodinamica, punto fermo dell’ideologia staderiniana, dove pendenze, caratteristiche pedoclimatiche, gli sbalzi termici e le escursioni termica dicono la loro.

    Una volta arrivati in vigna, Staderini ci parla della ricchezza del sottosuolo, di quanto fosse “materico”, della sua scelta biodinamica, delle difficoltà aziendali nelle annate difficili, del carattere familiare dell’azienda, della sua “guerra” affinchè quel territorio resti integro il più possibile, della mano dell’uomo in vigna ed in cantina, delle peculiarità e della delicatezza del Pinot nero in un territorio del genere e della sua scelta di non applicare la potatura verde al fine di garantire la giusta maturazione del grappolo e l’eleganza nel calice.

     

    Il mio “Master” sul Pinot nero

    Proseguendo la visita in cantina, è facile capire il carattere familiare dell’azienda, della conduzione ed anche di quelle che sono le difficoltà logistiche nelle quali, solo aziende cosi dichiaratamente piccole, possono inceppare.

    Bottiglie a riposo

     

    Lo storico aziendale

     

    Il maestro e la diraspatrice

     

    La sala degustazione

    Ecco, la sala degustazione, tanto attesa e desiderata.

    Il Maestro ci aveva già preannunciato l’assaggio di due annate di Cuna, 2012 e 2016, annate diverse dal punto di vista emozionale e tecnico, al fine di mostrarci le mille sfaccettature di un Pinot Nero “fuori contesto”.

    Pronti per la degustazione

     

    Lo spettacolo comincia…

    Cuna 2016

    Il Cuna 2016 rispecchia a pieno quella che a parere un pò di tutti è una delle migliori annate del decennio.

    E’ facile esaltare le caratteristiche di un uva del genere in una annata in cui sono stati valorizzati elementi come freschezza e verticalità.

    Vino che, sentito al naso, crea grandissime aspettative per il palato. Non delude, la rosa è nell’arcata superiore.

    E’ un Pinot nero incredibilmente fulmineo e non oso immaginare lo spettacolo che possa regalare tra cinque o sei anni.

    Grandissimo capolavoro.

    Cuna 2012

    Siamo stati fortunati ad assaggiare la 2012, annata che per certi aspetti si contrappone in modo rigido alla 2016.

    Nel calice il naso è assai meno fresco e più complesso, la trama tannica al palato è fitta in modo incredibile, complessa e ricca di sfaccettature.

    Tutto ciò grazie alla grandissima interpretazione di Staderini che, in seguito all’ altelena tra siccità e presenza di piogge. è riuscito a tirar fuori un prodotto degno di studio, stando ad interpretazione stilistica da lui data, in una annata che non è stata assai generosa.

    E’ stata una visita emozionante, il Maestro ci ha dato trasmesso nozioni ed emozioni sia didattiche che emozionali, dalle quali sono trasudati elementi quali forza, identità stilistica e lotta per la salvaguardia del territorio circostante non inteso solo come terroir.

     

    Mano diligente e mente illuminata, tutto questo è Federico Staderini.

     

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