Ieri sera il cursore scorreva lentamente e distrattamente su winespectator, poi tra uno sbadiglio e un altro gli occhi sono fuoriusciti dalle orbite, all’improvviso ho urlato… Allerta generale in casa.

    L’allarme della gestapo avrebbe fatto meno rumore.

    Leggo testualmente ciò che ha scatenato queste urla “Lo chablis non è più Borgogna”, qui il link dell’articolo incriminato

    Ma dico… Ma dico… è come dire che il mondo non è tondo, che l’Italia non è fondata sul lavoro (mm no questa forse non so se deve essere data come pietra miliare), che” The Wall” non sia l’origine della musica moderna, che la Nutella non è buona (o l’origine di tutti i mali) che …. … insomma non può essere.

    Inizio a leggere con attenzione e questo quello che vi segnalo.

    Scopro che in questi primi mesi dell’anno, dove sembrava che tutto andasse per il meglio, l’INAO che è l’organismo del Ministero dell’Agricoltura responsabile della regolamentazione dei prodotti agricoli francesi a denominazione di origine protetta, se ne stava buono buono in sordina e nel mentre studiava la nuova delimitazione dell’AOC di Borgogna.

     

    Borgogna

     

    E cosa era fumato da queste menti? Di escludere ben 64 comuni, incluso quello di Chablis e di estendere l’Appelation poi invece a 24 comuni del Beaujolais.

     

    AOC Chablis

     

    Mi stava venendo una sincope.

    In effetti sapevo che la revisione dell’area geografica del territorio era stata richiesta a più riprese, nel 2005 e nel 2008 e questo proprio perché, in realtà, la zona vitivinicola della Borgogna non è mai stata definita tecnicamente nei suoi confini nel 1937 (l’anno di nascita delle AOC).

    Ma perché poi? E poi soprattutto perché Chablis? Che è uno dei miei vini del cuore!

    Come siamo arrivati ​​qui?

    Su questo mi viene in aiutol’articolo di  winespectator che ne fa una giusta cronologia e disamina.

    Circa un decennio fa, i produttori del Beaujolais hanno iniziato a piantare Pinot Nero e Chardonnay in risposta alle vendite globali in calo di Beaujolais e Beaujolais-Villages, prodotte da Gamay.

    Così per meglio differenziare era stata introdotto l’AOC Bourgogne Côte d’Or per i soli coltivatori della Costa d’Oro, e quindi una denominazione esclusa per il Beaujolais.

    Nel tempo poi molti comuni del Beaujolais sono stati rimossi anche dall’AOC della Borgogna, che è appunto una denominazione regionale.

    Così se i rossi non potevano essere più etichettati con l’etichetta di “Bourgogne” e i bianchi di ““Bourgogne Blanc” si era poi stabilito che il Pinot Nero, insieme col gamay, con l’aligotè, il tressot e il césar,  dovevano essere etichettati con una nuova denominazione sempre a livello regionale di  “Coteaux Bourguignons”, mentre gli Chardonnay erano contrassegnati Beaujolais Blanc.

    Facile capire che chi vive in quelle zone un po’ di frustrazione può averla se allunga un po’ il naso all’insù ai suoi vicini.

    Bhe con questa nuova revisione l’INAO, in considerazione dei cambiamenti climatici che avevano interessato negli ultimi anni le zone dello Yonne, aveva ritenuto che quei 64 comuni non dovessero più fregiare i loro vini sotto la denominazione di “AOC Borgogne” ma invece, come nel Beaujolais di “Coteaux Bourguignons”

    E parimenti, poi aveva stabilito che nel Beaujolais, per quei comuni con terreni calcarei e argillosi, i produttori potevano tornare ad  etichettare, come i  passato, i loro Pinot e Chardonnay come “AOC Bourgogne”.

    Non poca preoccupazione quindi per i produttori del nord “Se questa decisione entrasse in vigore, influenzerebbe gravemente le seguenti regioni: St.-Bris, Tonnere, Vezeley e Joigny”  ha affermato Christian Moreau del Domaine Christian Moreau Père & Fils a Chablis.

    Lo dico che il mondo si sta sovvertendo!

    Fortuna che la Marsigliese non cambia mai tono, anzi si alza di un semitono in più ogni volta che c’è anche solo un accenno di minaccia per un francese.

    E così proteste a dir poco furiose di oltre 400 viticoltori, insieme coi presidenti dei dipartimenti dello Yonne e della Saone et Loire  e  il 6 febbraio Christian Paly, presidente del comitato nazionale delle denominazioni di origine vitivinicola e Marie Guittard direttore dell’Inao, sono stati costretti a ritornare sui loro passi .

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    Se non bastasse le difese dei vigneron sono già state ben manifestate anche smuovendo gli animi nazional popolari con una petizione.

     

    petizione

     

    Questo il loro manifesto tradotto

    “Ciò che resta da chiarire, fatti salvi i comuni “Ciò che non è determinato è quali nel Beaujolais saranno nella lista di quelli in grado di produrre vini della Borgogna”, ha detto. I confini non sono ancora stati stabiliti.

    Per quasi 20 anni, la Borgogna ha avvisato l’INAO dei problemi di delimitazione delle denominazioni regionali della Borgogna, in particolare nel Beaujolais. Oggi, dopo anni di laissez-faire, siamo sbalorditi di non vedere alcun cambiamento nella proposta INAO nel processo di revisione dell’area delimitata della Borgogna.

    Le conseguenze di tale delimitazione saranno devastanti per la denominazione della Borgogna in un contesto che rimane fragile per le nostre denominazioni regionali e più in generale per l’intero vigneto.

    In effetti, la proposta dell’INAO porterebbe all’amputazione in Borgogna di un gran numero di comuni che attualmente possono produrre la denominazione della Borgogna consentendo al contempo di preservare quasi la metà dei comuni del Beaujolais!

    La posta in gioco è enorme per tutte le denominazioni della Borgogna con comprovati rischi economici per l’intera Borgogna!

    I criteri proposti dall’INAO sono lungi dall’essere pertinenti e portano a una proposta molto lontana dall’identità della nostra denominazione della Borgogna e dal territorio che l’ha creata e che ha contribuito alla sua notorietà e alla sua immagine.

    Chiediamo e chiediamo forte e chiaro:

    La Défense e rispetto per il concetto di denominazione di origine

    Rispetto per l’identità dei due vigneti di Borgogna e Beaujolais.”

    Qui il link per la petizione

     

    Al momento diciamo che il mondo è ancora salvo.  

    Ma rimane sul banco d’esame la proposta di estendere la denominazione ai comuni individuati nel Beaujolais.

    “L’unica cosa che potrebbe accadere molto presto è che a tutti i territori calcarei e argillosi del Beaujolais [in particolare Pierres Dorées] sarà concesso molto presto [di rivendicare i diritti] alla denominazione della Bourgogne”, ha dichiarato Louis-Fabrice Latour, presidente della Maison Louis Latour, che produce anche vino in tutte e tre le regioni. “Posso capire che questo sconvolgerà i produttori della Bourgogne Côte d’Or e l’Yonne.

     

    Se l’INAO pensa davvero di attuare nuovamente questo piano,  e restringere il territorio direi di prepararci ad una nuova guerra mondiale.

     

    Stay tuned winelovers!

     

     

     

     

    Federico Staderini, mani e cuore di Cuna

    Federico Staderini, mani e cuore di Cuna

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