Chi di voi non ha mai visto (almeno una volta) Mondovino?

    Nessun film rivoluzionario ben inteso, ma senza dubbio un profondo spazio nel quale sprofondare e seriamente riflettere su quello che vogliamo bere, sulle nostre scelte enologiche .. sintetizzando fino alla banalità (ma vi consiglio davvero di vederlo, proprio per non essere banali) è un esame degli antipodi tra il gusto atipico della ruralità dei vini naturali e il gusto globalizzato della internazionalizzazione dei vini commerciali.

    Quale scegliere?

    Mio parere personale: l’etica appartiene alla moralità di ognuno, al pari dei gusti, singoli e unici per ogni essere vivente. Inutile stare su un piedistallo allora e affermare “a tutti i costi” la ruralità .. oggi mi pare che questo aspetto, a un tempo disprezzato, sia tornato solo “ di moda”, quanto che invece essere realmente apprezzato.

    Giuro che questa divagazione ha un senso… che c’entra Mondovino con Domaine de La Loue?

    La produttrice del vino, Catherine Hannoun a un tempo è stata la produttrice di Mondovino.

    E proprio durante quelle riprese ha deciso di fare di quel mondo (del vino) il suo mondo.

    Così una volta terminate le riprese si trasferisce in Jura.

    Inizia a lavorare con Emmanuel Houillon (fortunella la ragazza), suo grande amico.

    Una volta fatte un po’ le ossa, acquista una piccola proprietà di un ettaro e mezzo: a Port Lesney, un paesino a Nord di Arbois (siamo ai confini con il Dipartimento del Doubs).

    Port Lesney

     

    Nasce così Domaine de La Loue (La Loue è il fiume che scorre proprio lì vicino).

    Da quel momento le teorie di Mondovino dallo schermo diventano materia nel suo nuovo progetto enologico.

    Le viti, impiantate su terreni ricchi di argilla e marne (ricordate un po’ il Jura? Se no vi rimando a un nostro vecchio articolo) sono seguite a certificazione biologica, sfiorando la biodinamica.

    Il rispetto delle dinamiche della natura in Jura è visibile ad occhio nudo: lì il bosco esiste, i fiori di campo coesistono accanto ai filari .. pare una banalità? In Italia purtroppo molto spesso abbiamo dimenticato il senso del rispetto ..

    Dopo la nascita della figlia, decide di  acquistare  ulteriori vigneti, un po’ sparsi nel dipartimento, a Pupillin, a Marnoz, a Buffard e Aglepierre.

    la localizzazione delle vigne di Domaine De La Loue

     

    In pochi ettari fioriscono così filari di savagnin, chardonnay, pinot noir e trosseau.

    L’aratura, pare di essere ritornati davvero a un’epoca lontana e dimenticata, avviene con l’ausilio di cavalli e asini.

    Utilizzo bassissimo di zolfo in vigna.

    Dunque come si fa questo vino? Riprendo una sua vecchia intervista per spiegarlo: questo vino è prodotto con solo “huile de coude” … olio di gomito in vigna.

    Passiamo ora ai nostri vini.

    Io li ho conosciuti per la prima volta a una fiera di vini naturali, proprio in Jura qualche mese fa, Le Nez Dans Le Vert” ( ve ne parlerò nei prossimi articoli) il fulcro della mentalità organica.

    Catherine Hannoun

     

    Domaine de la Loue Cuvée Roger 2017

    95% trosseau e un 5% ibrido ( tra ploussard, trosseau e chardonnay).

    Frutto di diverse particelle assemblate, tra Marnoz, e il minuscolo comune di Buffard.

     

    Cuvèe Roger 2017

     

    La raccolta a settembre 2017.

    Macerazione semicarbonica per 3 settimane.

    Poi segue la vinificazione c.d. “Millefoglie”: 40 cm di uve non diraspate, 40 cm di uve diraspate, 40 non diraspate, 40 dirasparate e così via … che bella millefoglie eh?

    Va in bottiglia a maggio 2018 direttamente dall’inox, e  rimane in cantina per sei mesi per essere stabilizzato.
    Poi direttamente sulla nostra tavola senza alcuna aggiunta ne filtrazione.

    Le nostre valutazioni

    Al naso è così unico da non ammettere paragoni per tipologie, è violento.

    Sale la dolcezza delle bacche rosse schiacciate tra le mani, ma non hai il tempo di fare “gli occhi dolci” perché immediatamente un odore di cane bagnato scaraventa la tenerezza che si stava formando.

    Carne e polpa che non si assestano e non si fondono tra la dolcezza infinita di quella frutta boschiva che sta li e in ogni caso non va via.

    Alla bocca nessuna coerenza col naso, difficile gustare quanto sentito, ma perché vi assicuro è altrettanto difficile descrivere quanto sentito. Acido, fresco, ma non particolarmente caldo né morbido.

    Detta così potrebbe sembrare che ci sia uno squilibrio in questo vino e invece è proprio questa magnifica non confromità che lo rende di una piacevolezza infinita.

    In bocca sentirete anche una leggera frizzantezza che non mi dispiace affatto, frutto di CO2 da fermentazione. In ogni caso dopo qualche roteazione del calice l’effetto quasi svainisce.

    Domaine de la Loue Clemence 2017

    100% Pinot Noir

    Cuvèe Clemence 2017

     

    Per il suo “enfant terrible” le uve provengono unicamente dalle vigne impiantate nel comune di Marnoz. Vigne di 36 anni che crescono su suoli argillosi e calcarei, esposte a sud est.

    Vigne che si trovano proprio vicino al bosco e sono soggette, vista l’umidità, a possibili muffe.

    Parliamo un po’ della vinificazione.

    Anche qui semicarbonica iniziale.

    Poi per la vinificazione il suo metodo “millefoglie”.

    Una macerazione cortissima di c.a 7 giorni per non estrarre troppi tannini. In questo modo si ottiene un vino non troppo carico di colore ( rilasciato dagli antociani) e abbastanza fruttato.

    Catherine ha voluto diversificare i suoi prodotti rispetto alla Cuveè Roger dove invece il suo trosseau si presenta molto più vivo di materia e bello corposo.

    Le nostre valutazioni

    Mettiamola così, il Jura non è esattamente terra di pinot, e senza dubbia la partita è fin troppo difficile se a giocarsela è coi suoi vicini borgognoni.

    E’ un pinot insolito, si mischiano una leggere volatile, un po’ di riduzione .. ma rimane seppur in sottofondo l’impronta olfattiva del vitigno.

    In bocca purtroppo prevale una nota amarognola che non rende la beva così facile, ma anche qui rimane un tratto tutto suo che è difficile dimenticare.

     

     

    Discromia

     

    Le discromie rendono ogni tela unica, le “sopra le righe” mettono in discussione le righe stesse, l’equilibrio del disequilibrato è esso stesso un equilibrio .. sono le differenze che ci rendono unici .. sono solo quelle che ci consentono di essere “io” e non “chiunque” e rimanere indelebili nella mente di “ognuno” o anche solo di “uno”.

    Se questo vale per gli uomini vale ancor di più per il vino. Domaine de La Loue è impressa nella mia mente e indelebile è il sapore che ho nel mio cuore.

    Domaine de la Loue

    5, route de Lorette – 39600 Port-Lesney

    Tel: 06 14 70 19 53

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