Inizio questo articolo con un certo tono di riverenza ed un po’ di timore ..

    Non so bene perché, forse l’aurea della “leggenda” che aleggia su Chateau Simone ha preso il sopravvento, forse il timore di non saper imprimere con le giuste parole quello che narici, occhi e cuore hanno avvertito in queste due degustazioni magnificenti.

    Io ci provo, voi mi perdonerete se la debolezza umana prenderà il sopravvento (spero..).

    Dunque partiamo dalle origini.

    Cos’è questa leggenda?

    La famiglia Rougier, sin dai primi anni del 1800, ha custodito e saputo crescere con la dovizia del buon padre di famiglia, i 23 ettari di vigne di grenache, di mouvedre, di cinsault, e per i bianchi di clarette, di ugni blanc, di bourboulenc ……

    Questo scrigno si trovava e si trova lì su quella collina nel comune di Meyreuil, a 4 Km da Aix –en- Provence, poco distante da Marsiglia.

    Tutto andava come doveva andare, poi nel 1946 Jean, il capostipite dei Rougier, decide di richiedere la denominazione della sua “collinetta” come monopole, ne otterrà invece, un anno dopo, la nascita di una vera e proprio AOC, “Palette”, peccato che non si tratterà solo dei suoi 23 ettari, purtroppo.

    Il Collegio dell’epoca decise, infatti, che potevano fregiarsi di questo Appelation anche ulteriori 22 ettari che poco avevano a che fare col suo scrigno.

    Alla fine?

    Questa non è purtroppo la storia di Robinson Crusoe, o per trovare un parallelismo più confacente del nostro italiano Lino Maga vittorioso del suo tanto agognato, ma poi finalmente conquistato monopole “Barbacarlo”.

    In questa storia purtroppo vincono i “cattivi” e così oggi “Palette” è una denominazione di c.a. 55 h, divisi tra i Rougier e poi “gli altri”.

    Ma Palette per tutti è Rougier, e Rougier per tutti è Palette.

    Ed in ogni caso, per i più attenti, un segno distintivo per Simone ci sarà sempre. In etichetta, infatti, potrete notare, sul collo della bottiglia una menzione “Grand Cru de Provence”. Questa è un’antica classificazione  del 1936, che inseriva la proprietà tra le migliori della regione. Oggi non ha più un reale valore visto che la AOC Palette ha eliminato anche questa classificazione, ma alla famiglia è stato concesso la possibilità di indicarla comunque nelle sue bottiglie.

     

    Grand cru de Provence

     

    Ciò che rende straordinario questo Chateau è il posto, la terra stessa dove si erge.

     

    Chateau Simone

     

    Un terreno calcareo composto prevalentemente da ghiaia, argille e ciottoli,

    Le vigne si perdono e si confondono in un vero e proprio bosco, protette dai venti grazie alle spalle forti delle catene montuose della Bassa Provenza che le circondano e le loro radici godono della giusta umidità grazie alla vicinanza del fiume Arco.

    Ecco già un primo punto dove soffermarsi.

    La Francia e la sua fama di vini centenari è sempre stata associata ai suoi appennini, a quelle escursioni termiche che garantiscono la longevità, e dunque il naso è sempre rivolto al “nord”, alla Borgogna, all’Alsazia, allo Champagne, mentre se lo puntiamo al sud, il caldo e il tepore ci regaleranno vini leggeri e di pronta beva, vedasi Beaujolais, vedasi appunto Provenza, e figurati ancor di più se ci spingiamo verso le coste.
    Eppure qui “misteriosamente”, grazie a questo microclima che si crea, siamo al cospetto di vini che sfidano il tempo, che più passa più regala aromi in evoluzione

    Ne ho la prova con la prima delle degustazioni di cui tra poco vi dirò.

    Le vigne coltivate ad alberello (il cd gobelette in cui vengono lasciate solo due gemme attive per ogni ramificazione, raggiungendo così delle rese massime bassissime, massimo 45 ettolitri per ettaro ) ultracentenarie dei Rougier hanno visto prima il nonno, poi il figlio e oggi siamo all’ottava generazione e tutti accumunati da una stessa filosofia produttiva: rispetto.

    Nessun diserbante né fertilizzante, ma poca anzi nessuna attenzione verso i riconoscimenti della loro naturale biodinamicità. L’azienda infatti non è certificata e non ha alcun interesse a dimostrare la propria filosofia mediante un’etichetta. E con questo non sto di certo dicendo che sia una passeggiata ottenere una certificazione Demeter o simili …

    Passiamo ai nostri assaggi:

    Chateau Simone

    Palette Rosè 2010

    Questo è il prodotto divino di  Grenache, Mourvèdre, Cinsault, Carignan, Syrah e Muscats che crescono al nord di quella collina su suoli di ghiaia e calcare.

    Ma prima qualche info sulla vinificazione.

    Una severa selezione dell’uva in vigna e poi in cantina dove a seguito di una parziale diraspatura le uve vengono pressate con una pressa idraulica verticale.
    Questo rosè è un assemblaggio con “una proporzione di succo sanguinante”.

    Si chiamano cosi i Rosés de saignée cioè i vini prodotto tramite “sanguinamento” o più comunemente “salasso“. Viene  prelevata una certa quantità di mosto dalla vasca nella quale sta macerando il vino rosso (il loro Palette Rouge prodotto con le stesse uve del Rosè) e vinificata con il mosto che già era destinato per il nostro rosè.

    Riposa in piccole botti di rovere e infine la svinatura.

    Chateau Simone Palette Rosè 2011

     

    Lo so la foto è pessima lo so, ma vi prego di credermi sulla parola. Era un 2010.

    Sullo sfondo, il genio che mi ha fatto conoscere questo vino, Piero Gabriele, relatore all’AIS Caserta, ma prima di ogni cosa, “vinologicamente” parlando, profondo conoscitore e smisurato amore per questo mondo, che infonde e profonde con immane umiltà.

    Nel calice gli aromi si mischiano tra loro in una corda di incredibile finezza. E’ la grazia.

    E’ la beatitudine, poi, al palato con una freschezza disarmante, ma tutto in bocca rimane e nulla può togliere l’acidità. Il sapore è perfettamente impresso alle pareti, e gli odori speziati, e di mela-cannella, e di rosmarino, e di macchia mediterranea, e ancora di leggere e delicate tostaure avvertite al naso ritornano tutte in retronasale.

    Chateau Simone

    Palette Rosè 2017

    Palette rosè 2017

     

    La quantità di materia colorante è molto meno netta del 2011 (ma in ogni caso sempre maggiore dei normali rosè provenzali)

    L’olfatto si inebria di profumi di roselline e frutti di bosco, appena colte viste l’incredibile fragranza che si coglie da questi profumi, forse ancora troppo giovani, ma si intravedono poi note speziate rosse, e ancora il ginepro, e ancora l’odore delle che si sente attraversando una pineta che fa da anticamera verso il mare.

    E al palato ho una difficoltà immane a descrivere, certo la struttura non è del precedente assaggio, ma  in prospettiva sono certa della sua fierezza .

    Al momento ho solo i miei occhi che sorridono al ricordo di quel sorso .. caldo, vellutato come l’abbraccio di mia mamma, smosso da una spalla acida che scuote il mio abbraccio con una pacca quasi virulenta,  e quella leggera nota tannica che si fa sentire e conferisce quel tocco in più  che rende ancor più interessante quel sorso.

    Un sorso lungo, che persiste mentre cerchi di intrattenere una qualche forma di conversazione con i tuoi commensali cercando di distogliere il pensiero dall’unica cosa che vorresti realmente fare … un altro calice di questo elisir.

     

    Titti

     

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