Sulla strada che separa Benevento da Avellino, ci dirigiamo verso la roccaforte del greco:  Tufo.

     

    900 abitanti che custodiscono il più piccolo degli areali di questa DOCG (insieme ad Altavilla Irpinia, Chianche, Montefusco, Prata di Principato Ultra, Petruro Irpinio, Santa Paolina e Torrioni).

     

    Un areale quasi totalmente parcellizzato, minuscoli cru al pari di quelli francesi, e tra poco che vi dirò della mia degustazione, vi assicuro che ad occhi chiusi il mio greco è un sancerre o un sancerre è un greco.

     

    In questa Denominazione, questo vitigno  può essere lavorato in purezza o con un piccolo taglio di coda di volpe per ammorbidire.

     

     

    Cantina dell’Angelo

     

     

    Ad attenderci un uomo grande e buono di nome Angelo Muto, custode dell’identità e dell’essenza stessa di questo vitigno.

     

    Angelo ha avuto la pazienza di sopportare ogni mia inutile domanda e la gentilezza e la dolcezza di rispondere ad ognuna mostrando un’incredibile voglia di condivisione, caratteristica ormai rara nel mondo umano.

     

     

    Angelo Muto di Cantina dell’Angelo

     

     

    Ma che cos’è che ha reso famosa questa cittadina e ad opera di chi?

     

    Angelo diventa così il cicerone del nostro viaggio, e con lui andiamo all’avanscoperta di questo oro giallo, lo zolfo.

     

    In macchina ci dirigiamo in un “non so dove”, è lui che ci guida e sa dove andare.

     


     

     

    Prima tappa: le miniere di zolfo

     

     

     

    Durante il 1800 per scappare all’ epidemia di peste, la famiglia Di Marzo, di origini napoletane, decise di lasciare il paese natale: San Paolo Belsito, e di trasferirsi qui a Tufo.

     

    La leggenda narra che durante lo scorrere delle tranquille giornate della vita di paese, Francesco, il figlio, osservò il propagarsi di un fumo dal colore giallo mentre due suore erano intente ad accendere il loro fuocherello.

     

    Capì che questo oro giallo doveva essere li nei paraggi, e da lì a poco, nel 1866, scopri l’esistenza di un ricco giacimento di zolfo lungo il fiume Sabato.

     

    Dalla scoperta all’apertura di una fabbrica per la sua lavorazione il passo fu breve.

     

     

    La Polveriera di Tufo

     

     

    E con la ricchezza guadagnata, da lì a poco, Francesco divenne anche il “feudatario” di Tufo, acquistando quasi l’intero territorio limitrofo.

     

    Molte delle proprietà vennero poi impiantate coi  vigneti.

     

    E così Torrefavale è stato il primo areale di Tufo.

     

    Un ettaro in totale oggi diviso in 4 diverse proprietà.

     

    Una di queste è di Angelo che ne ha fatto un suo cru, appunto il “Torrefavale” a partire dal 2012.

     

    Purtroppo non riusciamo a visitarlo, a causa del tempo, la particella infatti è in cima al pendio di una collina e servirebbe una jeep e condizioni meteo adeguate .. oggi non abbiamo nessuno delle due condizioni.

     


     

     

    Seconda tappa: Miniere

     

     

     

    Dalla fabbrica di zolfo, facciamo pochi metri e ci dirigiamo verso un altro cru di Angelo: “Miniere”.

    Il Cru Miniere

    “Miniere” e direi non a caso visto che sovrasta la Polveriera appena visitata.

     

    Un dislivello non da poco per un unico vigneto: si parte da 360 per arrivare a 460 m. s.l.m.

     

    Impossibile percorrerlo tutto a piedi, ci accontentiamo della parte più bassa.

     

    In superficie, sfiorano i nostri stivali, pietre di tufo e pezzi di gesso.

    zolfo e gesso

     

    gesso

     

     

    Se il terreno è l’esatta corrispondenza di quanto le vigne produrranno e di quanto Angelo con la sua maestria saprà trasformare allora non ho dubbi che nel mio calice l’ acidità mi darà uno schiaffo sferzante e quelle note gessose mi rimanderanno in Loira in un viaggio di a/r in teletrasporto.

     

    La stessa acqua che arricchisce questi terreni, proviene direttamente dalla cavità di zolfo e porta con sé questo minerale.

     

    In questo modo, Angelo mi spiega, che gli stessi trattamenti di zolfo sono ancor più marginali.

     

    Nessun diserbo.

     

    Un’ agricoltura a bassissimo impatto. Angelo ha anche perso il conto dell’ultima volta che ha concimato questo terreno…e che bisogno ci sarebbe vista questa fertilità.

     

     

    Titti


     

     

    Terza tappa: un giro per l’areale

     

     

     

    Angelo è una cartina mappale vivente, conosce la parcellizzazione di ogni lembo di Tufo, ci indica nomi di proprietari altisonanti e non, di bravi e non. Lo fa senza nessun commento, ma solo lasciando all’ascoltatore la possibilità di capire ..

     

    In tutto sono 7 gli ettari coltivati da Angelo, dislocati in diverse parti dell’areale e con sistemi di allevamento diversi, alcuni a raggiera, alcuni a spalliera, alcuni a pergola avellinese.

     


     

     

    Quarta tappa: la cantina

     

    La Cantina

     

     

    Il suo logo rappresenta l’ingresso delle miniere.

     

     

     Qualche foto storica delle miniere di zolfo

     

     

    La Cantina dell’Angelo è l’unica azienda dell’areale che affina per 12 mesi in acciaio e poi 6 mesi in bottiglia prima di poter andare in commercio (quindi per la 2018 dovremo attendere marzo 2019).

     

    Fermentazioni spontanee coi lieviti propri delle bucce.

     

    Nessuna malolattica, o meglio, se viene bene, se no va bene comunque.

     

     

    La sala degustazione

     

     

    Assaggiamo solo annate  2017.

     

     

     

    Torrefavale 2017

     

    100% greco di tufo

     

    Torrefavale 2017

     

     

    Torrefavale è aperto da una settimana.

     

    Ma è Angelo a dirlo, perchè per me è un vino vivissimo.

     

    Gli odori sulfurei paiono ancora intatti nel calice, e poi odori di erba verde bagnata, e vaghi odori floreali ma in ogni caso sottili e in alcun modo predominanti.

     

    La bocca è netta, essenziale e il finale lascia una buona fragranza.

     

    Un vino che a mio dire lascia più sapidità che acidità.

     

    Miniere 2017

     

    100% greco di tufo

    Miniere 2017

     

     

    Forse qui  capisci cos’è questo tanto diffuso concetto di mineralità e allora se solo pensavo che Torrevale fosse sulfureo qui per Miniere mi approprio di questo termine.

     

    Questo è una botta di zolfo al naso, quella che ho sentito in vigna  ed è da questa  nota sulfurea che si diramano poi tutti gli altri rami di sentori di erbe aromatiche  e dopo un po una nota di frutta  gialla.

     

    Un vino energico in bocca, con questa tensione mineraria che diventa il maestro d’orchestra. E l’acidità è tanto forte quanto la beva compulsiva che ne viene, per questa incredibile freschezza.

     

    Miniere, come Angelo stesso mi dice,  non sarà mai un vino “amabile” (non nel senso “aissiano” del termine), Miniere  è un vino sferzante, non è “doce di core”.

     

    Ma questo è un vino del territorio.

     

    Qui se i tuoi occhi hanno incontrato un magnetismo nel calice non si staccheranno mai più. .

    A me ha ricordato un Sancerre..

     

    Miniere è l’esatta rispondenza della territorialità e del ciclo naturale annuale.

     

    Da quest’anno, poi,  per la prima volta sarà in commercio anche la coda di colpe, con un nuovo cru a San Marco, una frazione di Tufo, ma non abbiamo fatto in tempo ad assaggiarlo.

     


     

     

    Quinta tappa: il progetto “VI.TI.”

     

    VI.TI.

     

    VI.TI. Vignaioli in Terra Irpinia.

     

    Il rispetto che Angelo ha del suo territorio è diventato materia grazie a “Vi.ti. Vignaioli in Terra Irpinia” un ‘ associazione che ha creato insieme a  Luigi Sarno di “Cantine del Barone   e a Soccorso Romano de Il Cancelliere“.

     

    Ognuno capostipite della identità di un vitigno: greco, fiano e aglianico.   Con la necessità e la voglia di far capire l’unicità dei propri prodotti, la necessità di far capire la  diversità degli stessi in ogni annata se si vuole seguire quello che Madre Natura detta …e per farmelo capire bene mi mette davanti questo piattino.

     

    Queste sai che cosa sono?

     

     

    precipitazioni tartariche

     

     

    Fortunatamente non sbaglio a rispondere e per fortuna!

     

    Ma la  domanda non era per didattica.

     

    Angelo mi spiega i colori e le annate. 2018, 2017, 2016.

     

    Annate 2018  un’annata tranquilla i cristalli si sono formati nella botte in modo classico ne troppo carichi ne scarichi

     

    Annata 2017 colore molto carico, un’ annata caldissima ed è quella che stiamo bevendo.

     

    Annata 2016  fredda e scarica.

     

    Come potremo mai avere l’ardore di richiedere sempre lo stesso vino anno per anno? E sostenere al pari che siamo ostini ricercatori di soli vini naturali?

     

    Questa giornata con Angelo mi ha fatto meditare oltre che arricchire il mio animo.

     

     

    Titti e Angelo

     

     

    Riesco a concludere in un’unica parola Angelo e i suoi vini: autenticità

     

     

    Cantina dell’Angelo

     

    Tufo, via Santa Lucia 32

     

    www.cantinedellangelo.com

     

     

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